December 24, 2011
"Non voglio fare qui l’esegesi delle posizioni dei compagni di Lucio Magri (degli anni settanta, ndr), solo cogliere qualche spunto significativo. Per dire: è vero che in alcune occasioni il gruppo (del Manifesto, ndr) abbracciò tesi che oggettivamente apparivano liberali se non addirittura libertarie, ma si trattava di contraddizioni che si insinuavano in un tessuto ideale del tutto opposto. Quei dissidenti dal Pci berlingueriano volevano rifondare una sinistra che fosse ancor più legata e coerente con ideali del tutto illiberali, propri di un comunismo utopico e dogmatico, per nulla laico. Il Manifesto fu in questo del tutto diverso da Lotta Continua, dove le spinte libertarie erano vivaci e sincere, vorrei dire spontanee anche sul piano antropologico: Gasparazzo, l’operaio incazzato che appariva nelle vignette del giornale del movimento di Sofri (giornale diretto per un certo periodo anche da Marco Pannella) era un libertario, stava dalla parte dei non garantiti, aveva cattivi rapporti con il sindacato e preferiva risolvere i problemi di lotta di classe con la lotta personale; del tutto diverso e alternativo al Cipputi, l’operaio sindacalizzato disegnato da Tullio Altan e amato dalla sinistra ufficiale. Magari non era un nonviolento, ma insomma a noi Radicali Gasparazzo era simpatico (…) Per quel che mi riguarda provai sempre una certa curiosità per gli eretici del Manifesto, figure anomale rispetto ai loro compagni del Pci. Li sentivo borghesi, con radici giacobine, laicisti ma non laici nella concezione che più o meno tutti loro, compreso Magri, avevano della ragione. Loro vedevano la ragione, che poi finiva con l’essere la loro ragione, come la governatrice della storia. Per noi Radicali questa visione era assai pericolosa, oltrechè fallace: soprattutto, non era laica.
La ragione giacobina ha bisogno del Potere; Magri e i suoi furono teorici di un potere che non avevano. Totalitari comunque, anche se forse nei loro cuori, nelle loro intelligenze, si poteva intravedere qualcosa del Camus libertario, del suo homme revoltè, l’uomo in rivolta. Ma tra quel fascinoso Camus e - Dio mi perdoni la presunzione - Dostoevskij, io e i miei compagni Radicali avevamo scelto, senza nemmeno pensarci, il secondo e la condizione umana da lui esplorata: avevamo scelto di frequentare le abortiste violentate dal prezzemolo e dai cucchiai d’oro, le prostitute e i trans, i fuori legge non solo del matrimonio, i fumati per disperazione, i lavoratori senza protezione nè sindacati, insomma i dannati della terra (…) e sempre ieri come oggi, le carceri.
Però penso che sull’infido terreno camusiano, a volte, Magri e quelli del Manifesto si incontravano anche con noi Radicali. Come dire, la borghesia ha - o aveva - tante facce.. Su quel terreno, ahimè, temo che oggi crescano solo le erbacce"

— Angiolo Bandinelli sulla morte di Lucio Magri, “Affinità laiciste”, da Il Foglio dell’8 dicembre 2011

December 20, 2011
Ecco perchè il pianto di massa di Pyongyang ci rende inquieti

È morto il capo di un paese isolato, il vertice di un regime totalitario, l’alfiere di una dinastia megalomane e fuori dal Mondo, di difficile comprensione. Si potrebbe agevolmente pensare che le scene di isterismo collettivo e di parossistico dolore per la morte di Kim Jong-Il siano la recita di un popolo terrorizzato, la contrizione di rito e sotto spada di un corpo sociale irretito dalla dittatura e spaventato dalla repressione.
Ma se fossero lacrime sincere? La Corea del Nord per noi ė la distopia vivente, il 1984 di Orwell realizzato, un punto di attualizzazione storica e concreta dell’autarchia applicata al comunismo integralista. Culto della personalità e Partito unico dei lavoratori, lacrime che si innalzano al cielo da dove veglia il “presidente eterno” Kim Il-Sung. Divise militari che segnano le generazioni, dai bambini soldatini alle mummie incartapecorite che guidano lo Stato assoluto che tutto veglia e a tutto presiede, che isola e che basta a sè stesso. In una parola, Juche.

La Corea del Nord è una condizione psicologica collettiva applicata alla storia e all’economia. Il paternalismo declinato nel culto dell’infallibilità che, forse, va oltre la paura e la repressione militare, la polizia politica e gli oppositori in galera o nei campi di lavoro forzato.
A Pyongyang è difficile immaginare una Primavera o una rivoluzione. Perchè quelle lacrime possono essere sincere. E perchè quella sincerità starebbe a dimostrare la possibilità della realizzazione concreta dello Stato Totalitario, autarchico e isolazionista, denso di megalomania del Potere e di spirito di Massa proletaria del popolo Lavoratore per la Causa e nella Causa.
Quelle di Pyongyang sono scene sideralmente lontane dall’Occidente disincantato e dal Medio Oriente sempre più smaliziato verso i propri satrapi. Scene letterarie, che hanno echi nella letteratura delle utopie negative, eppure scene reali, se non realistiche. Possono essere considerate alla stregua di messe in scena di un Regime Assoluto, certo, compiacimenti funeraleschi di chi ha il coltello piantato sulla schiena e rappresentazioni mediatiche di una Informazione Unica e di Partito, certo. Ma sono immagini, se non realistiche, certamente Reali. Perchè sono accadute, non sono fotomontaggi o racconti verbali, il pianto collettivo c’è, è accaduto, lo vediamo. Possiamo dubitare della loro autenticità, per via del nostro disincanto e per via delle informazioni di cui disponiamo. Possiamo deprecare l’ipnosi collettiva determinata dall’assolutismo politico. Non possiamo però non credere a quelle immagini, non possiamo giudicarle false, un’invenzione. Sono immagini vere, che si riferiscono a fatti che sono esistiti, che stanno esistendo in un posto molto lontano da noi ma che sta da qualche parte nel mondo.

Sono immagini già viste nella letteratura, se non nella Storia. Eppure sono immagini sempre Nuove, che ci sorprendono radicalmente. Ci chiediamo come sia possibile tutto ciò, ci domandiamo forse ingenuamente come possa darsi una rappresentazione collettiva così coerentemente precisa del Totalitarismo più assoluto. Come possa verificarsi, nel 2012 e in una parte piccola eppur esistente del mondo, una rappresentazione così esatta del più inquietante Regime del Pensiero Unico. Lo osserviamo, e non lo comprendiamo anche perchè siamo osservatori distanti e per niente addentro al Modo di Pensare di quella Cultura così lontana. Giudichiamo l’annuncio iper commosso della speaker del telegiornale di Stato e il pianto collettivo come qualcosa di assurdo, se non di folcloristico, se non di tragicamente buffo. Incomprensibili contorcimenti di un popolo così diverso dal nostro. Ingenue psicologie collettive che potremmo giudicare alla stregua di psicopatologie indotte da Psico Polizie, o dai morsi della Fame provocati da un delirio totalitario, oscurantista e violento.
Il timore dello Stato Assoluto, della sua presenza nella storia, nel 2012, può generare compassione. Rabbia civile, in noi, può persino nascere da quella che potremmo giudicare una compromissione di un popolo intero che non si ribella e che non riesce a guardare al resto del mondo. Fosse facile…
Nelle loro condizioni, nulla è facile, nulla di ciò che sembra facile a noi. Per assurdo, anche se fosse facile per loro ribellarsi, per loro stessi potrebbe non essere considerato utile, apprezzabile. La storia delle dittature è piena di vicende umane che non si rassegnano all’uscita dall’incubo, per le quali anzi quello che dall’esterno viene giudicato come incubo è invece l’unica forma di esistenza possibile, la migliore, perchè l’unica che si è conosciuta nella propria vita.
Ecco, forse l’inquietudine che genera in noi quell’immagine del pianto di Massa deriva proprio da questo. Dal fatto che quelle persone abbiano conosciuto nelle loro esistenze soltanto ciò che a noi sembra assurdo, inconcepibile. Ma lo sembra a noi, che non abbiamo le loro lenti per osservare la loro realtà. Che non viviamo la loro realtà. In questa Distanza irriducibile, sta anche il seme dell’inquietudine. Quel pianto è qualcosa di tragico e incomprensibile, per noi. Tragico, perchè vi scorgiamo (pur con tutti i nostri limiti di comprensione) il seme delle ideologie totalitarie, non solo storiche ma metastoriche, letterarie, la distopia realizzata. Incomprensibile, perchè non riusciamo a comprendere come si possa vivere conoscendo soltanto l’autarchia applicata a un isolazionismo che giudichiamo folle e paranoide. È questa non comprensione che, alla fine, ci lascia quel senso di inquietudine e di mistero.

(articolo pubblicato originariamente qui)

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Filed under: politica letteratura 
December 17, 2011
"Vedendo l’assalto al campo nomadi di Torino mi viene da pensare soprattutto alla rabbia che scorre nelle vene di questo paese. Abbiamo avuto decenni di vita vissuta al di sopra delle nostre forze e delle nostre possibilità. E adesso c’è in giro una frustrazione, diffusa e senza pietà per il prossimo, che aspetta solo un pertugio per tracimare. Siamo seduti su una pentola a pressione"

— Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, Servizio Missionario Giovani, intervistato a Torino da Marco Imarisio per il Corsera 

December 12, 2011
“Un’adolescente”: l’hanno rifatto, ‘sti titolisti malandrini :)
Dalla prima pagina de La Stampa di lunedì 12 dic 011
sì lo so, si vede piccolo nell’immagine, ma di più nnn ze pò fa

“Un’adolescente”: l’hanno rifatto, ‘sti titolisti malandrini :)

Dalla prima pagina de La Stampa di lunedì 12 dic 011

sì lo so, si vede piccolo nell’immagine, ma di più nnn ze pò fa

12:22pm  |   URL: http://tmblr.co/ZPh2nwD9EGhy
Filed under: giornalismo 
December 12, 2011
"A volte, i gesti con i quali si mettono giù i libri dopo essere arrivati all’ultima pagina (quando ci si arriva) sono gesti eloquenti: tradiscono il rammarico che si accompagna alla interruzione di un piacere, o il sollievo della liberazione da qualcosa che era venuto a noia, o la rabbia subentrata alle aspettative deluse"

Francesca Borrelli, settimanale Alias, 11 dicembre 2011

December 9, 2011
La moneta unica va a picco, l’Europa ci dà picche, il Governo ci piccona portafoglio e anime.
Le  banche si sbancano, il territorio è in dissesto, non c’è un sesterzio e  forse ci torneremo, alla moneta antica, alla lira che non si suona ma  ci suonerà.
Una volta avevamo un premier che andava a puttane, ora  ci andremo noi, figuratamente è ovvio. Anche il premier ci andava,  figuratamente. In realtà la prostituzione propriamente detta, brutta e cattiva, è solo quella dei sobborghi degradati vialoni industriali e periferie, quella nei  salotti è escortanza, altra roba altra classe.
Ma la dissertazione sulla necessità liberalizzatrice e sui danni del proibizionismo moralisticosegaiolo la faremo in altri luoghi.
Volevo  solo dire che una soluzione ce l’ho.
Torniamo alla produzione diretta,  torniamo al baratto. Contro la finanziarizzazione imbelle, che si incula  da sola, per giunta, ecco, torniamo ai ba-ratti. Sono pure empatici, i  cari roditori….
(immagine presa dalla prima pagina del Corriere della Sera, nove dicembre duemilaundici)

La moneta unica va a picco, l’Europa ci dà picche, il Governo ci piccona portafoglio e anime.

Le banche si sbancano, il territorio è in dissesto, non c’è un sesterzio e forse ci torneremo, alla moneta antica, alla lira che non si suona ma ci suonerà.

Una volta avevamo un premier che andava a puttane, ora ci andremo noi, figuratamente è ovvio. Anche il premier ci andava, figuratamente. In realtà la prostituzione propriamente detta, brutta e cattiva, è solo quella dei sobborghi degradati vialoni industriali e periferie, quella nei salotti è escortanza, altra roba altra classe.

Ma la dissertazione sulla necessità liberalizzatrice e sui danni del proibizionismo moralisticosegaiolo la faremo in altri luoghi.

Volevo solo dire che una soluzione ce l’ho.

Torniamo alla produzione diretta, torniamo al baratto. Contro la finanziarizzazione imbelle, che si incula da sola, per giunta, ecco, torniamo ai ba-ratti. Sono pure empatici, i cari roditori….

(immagine presa dalla prima pagina del Corriere della Sera, nove dicembre duemilaundici)

9:59am  |   URL: http://tmblr.co/ZPh2nwD0DzGL
  
Filed under: crisi scrittura economia 
December 7, 2011
caleidoscopio

caleidoscopio

(via denissalem-deactivated20120122)

December 7, 2011
e tutto ha origine da qui, cari twittattori tumblaudience

1:39pm  |   URL: http://tmblr.co/ZPh2nwCwmC0G
Filed under: arte 
December 7, 2011

Spellbound - Dream Sequence

(Source: zeldazonked, via nestreet)

December 5, 2011
Social Media e giornalismo: come verificare tweet e foto dalla galassia dell'indistinto, non prendere buchi e neanche sòle, essere felici anche se lavori 1440 minuti al giorno

Utili tools per capire se una foto è stata photoshoppata, quante altre volte compare sul web, evitando così gli errori del Corsera che nel 2009 pubblicò una foto del terremoto in Cina credendo che fosse del terremoto de L’Aquila.

Un bel lavoro di Nicola Bruno, con delle interessantissime slide sull’archivio formidabile del Der Spiegel+

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